L’Urlo della Sibilla di Diego Antolini
Così Antoine de la Sale, nel suo “Paradiso della Regina Sibilla”, descrive l’ingresso della grotta come si presentò ai suoi occhi il 13 Maggio 1420 durante la salita al Monte Sibilla:
“…Cosi, seguendo il serpeggiare del sentiero si scala il monte sino alla cima, di fronte alla roccia che dicono la corona del monte dove si trova l’ingresso della grotta…Sulla destra c’è l’ingresso della grotta, piccolo e a forma di scudo, assottigliato nella parte superiore, largo in quella inferiore. Davanti c’è una roccia e quelli che vogliono entrare devono abbassarsi molto e entrare accucciati, facendo scivolare i piedi verso il basso sino a incontrare un piccolo ambiente squadrato a destra della breccia d’entrata, dove si trovano sedili intagliati tutto intorno nella pietra. Misura tra gli otto e i dieci passi in lunghezza come pure in larghezza e altezza; c’è poi un foro circolare ampio quanto la testa di un uomo che lascia appena traperlare una pallida luce a causa dello spessore della montagna. Uscendo da questa stanza, chi vuole proseguire oltre deve tornare verso destra; ma è necessario avanzare scendendo sempre prima con i piedi, perchè non ci si può avventurare in altro modo tanto la grotta è stretta, angusta e ripida…“
L’esperienza diretta dello scrittore finisce qui, anche se poi egli racconta di alcuni giovani di Montemonaco che, avventurandosi nel cunicolo alla destra della prima stanza, sarebbero giunti fino a un corridoio spazzato da un vento fortissimo, e terrorizzati tornarono indietro.
Due gentiluomini tedeschi accompagnati dal prete Antoinio Fumato, invece, avrebbero superato – sempre secondo il racconto di La Sale – il tunnel del vento, attraversato il ponte sull’abisso e superati i due dragoni dagli occhi fiammeggianti, arrivando alle “…Porte di metallo che battono giorno e notte…” e cioè il vero ingresso del regno sotterraneo della Regina Sibilla.
La Sale testimonia che, al tempo della sua salita (1420), l’ingresso era “pulito” e si poteva entrare almeno nella prima stanza.
In tempi più recenti altri studiosi e appassionati di tradizioni popolari hanno visitato il Monte Sibilla nella speranza di dare fondamento alle storie narrate da La Sale, ma tutti senza successo.
Nel 1889 G. Miliani salì sul Sibilla in Ottobre, partendo da Bolognola. Egli annota dettagli e tradizioni locali, tra cui quella che la zona della Corona era il ritrovo preferito delle streghe che, attraverso passaggi sotterranei, scendevano fino a Foce a danzare con i giovani del villaggio.
La rivista “Storia Illustrata”, parlando di Domenico Falzetti, lo presenta come “il primo studioso Italiano che nel 1929 ha trovato un cunicolo nella montagna senza riuscire però a penetrarvi”.
Nella prefazione al romanzo “Alla ricerca della dea d’amore nella grotta della Sibilla di Norcia” dello stesso Falzetti, la figlia Giulia riporta una frase dell’autore secondo il quale “…la leggenda italiana è più antica di quella tedesca del Tannhauser di almeno sei secoli!”.
Si evince da tali testimonianze che dalla metà del Novecento fino agli anni ’60 dello stesso secolo, l’accesso alla grotta fu bloccato da frane o detriti rocciosi in almeno due occasioni (l’ultima, appunto, negli anni ’60).
Nei primi anni del 2000, secondo le testimonianze di alcuni abitanti di Montemonaco da me raccolte, membri dell’Amministrazione del luogo avrebbero calato degli esplosivi all’interno della grotta nel tentativo di riaprirla ma ottenendo l’effetto contrario, e cioè quello deleterio che mi sono trovato davanti durante la visita del luogo.
La “grotta” infatti mi è apparsa come un avvallamento roccioso, una buca di meno di dieci metri in lunghezza e quattro in larghezza, con massi e rocce depositati in modo da occultare qualsiasi ingresso possa esserci stato in passato. Sulla destra dell’avvallamento si può notare un piccolo incavo (completamente chiuso dalla roccia) con un asse di legno incastrato in esso.
Forse era questa l’entrata a forma di scudo capovolto menzionata da La Sale, ma oggi non vi è alcuna possibilità di confermare la sua descrizione.
D’altra parte questo non può essere il solo ingresso all’interno del Monte Sibilla; le leggende parlano infatti di almeno quattro ingressi: Grotta del Diavolo, Grotta Nera, Grotta della Paura e Bosco di Meta sopra le sorgenti del Tenna.
Che il Regno delle Fate sia stato precluso per sempre ad occhi mortali già prima dell’esplorazione di La Sale ce lo dice lo stesso autore francese che riporta le parole profetiche della Regina Sibilla:
“…’ma c’è di più disse la regina [al cavaliere n.d.r.] ‘poichè noi resteremo nello stato in cui voi ci vedete tanto quanto il secolo durerà…“
E stando a La Sale si era già nella seconda metà del XIV secolo al tempo della discesa del cavaliere nel regno incantato della Sibilla.. Con l’ingresso nel 1400, quindi, il regno delle fate sarebbe dovuto cambiare, scomparire, o essere per sempre precluso alla nostra dimensione terrena.
Lo stesso concetto dell’esistenza di un mondo ctonio inaccessibile ai più è testimoniato sin dai tempi preistorici a livello globale e ha avuto in epoca moderna un percorso sinusoidale che ha prodotto diverse teorie, da quella della Terra Cava alla teoria Geocosmica, suggerite tra gli altri da Halley, Lowell, Abelkader, etc.
Il portale dimensionale sul Regno delle Fate può essere stato sigillato dall’interno prima ancora che dalle confuse e goffe macchinazioni dell’uomo, e questa ipotesi non può che aggiungere al fascino misterioso dei Monti Sibillini, alla possibilità che essi possano inviare messaggi a chi crede e sa ascoltare.
Diego Antolini
Diego Antolini
Ricercatore indipendente, imprenditore, scrittore
