NURE ONNA

Tra le creature soprannaturali giapponesi (yōkai), Nure-onna è la più nota di aspetto rettiliano. Il suo nome significa “donna bagnata”, metà serpente e metà umana, ed è legata principalmente al mare, dove è chiamata Nureyomejo. Si dice che Nure-onna si nutra di esseri umani e, non avendo un aspetto o una personalità definiti, può mutare forma assumendo diverse identità, la sua preferita è quella di un serpente marino.

Le Nure-onna sono simili a un altro yōkai, l’Isoonna di Kyushu, ed entrambe sono creature marine o fluviali. Sono chiamate “bagnate” perché i loro capelli sono sempre intrisi d’acqua quando vengono avvistate. Sebbene non vi siano storie sulle Nure-onna nella letteratura classica giapponese, numerose pubblicazioni del periodo Edo ne parlano, come ad esempio nell’Hyakkai Zukan Gazu Hyakki Yagyō.

La leggenda del fiume tra Echigo e Aizu

Il folklorista Morihiko Fujisawa, vissuto all’inizio del periodo Shōwa, include nel suo saggio Yōkai Gadan Zenshū (Discussione sulle immagini degli yōkai) una storia del 1819 del periodo Edo. La storia è ambientata sulle rive di un fiume al confine tra Echigo e Aizu (oggi rispettivamente prefetture di Niigata e Fukushima) e descrive alcuni ragazzi che remavano su delle barche per raccogliere legna. Poi, una barca venne trascinata via lontano dalle altre.

I ragazzi sulla barca alla deriva incontrarono una donna che si lavava i capelli e la osservarono con curiosità. A un certo punto iniziarono a urlare e, terrorizzati, remarono furiosamente per allontanarsi. Trovarono le altre imbarcazioni e, quando si riunirono al resto del gruppo, il terrore era troppo evidente sui loro volti per essere ignorato. Qualcuno chiese ai ragazzi se avessero visto un grosso serpente e, con loro grande sorpresa, i ragazzi alla deriva risposero di aver visto qualcosa di molto più terrificante: la “donna bagnata”.

Nessuno credette loro, ma altri decisero di andare a controllare di persona, ignorando le suppliche dei ragazzi di non farlo. Dopo un po’, da lontano si udirono delle urla e nessuno dei ragazzi che erano andati a controllare la Nure-onna fece più ritorno. Fujisawa racconta come il folklore comune descriva la Nagini con una coda lunga almeno 3 chō (327 metri) e come qualsiasi incontro con lei sia letale.

Una descrizione simile può essere trovata nei saggi Tōhoku Kaidan no Tabi (Viaggio tra storie di fantasmi da Tōhoku) di Norio Yamada, e Zusetsu: Nihon Mikakunin Seibutsu Jiten (Enciclopedia illustrata di creature sconosciute del Giappone) del professor Yoshiko Sasama.

La simbiosi letale con l’Ushi-oni

In altre regioni del Giappone, come Iwami nella prefettura di Shimane, la Nure-onna è una creatura acquatica evocata dal feroce Ushi-oni (un demone con il corpo di un ragno e la testa di un toro), che appare sulla riva del mare con in braccio un neonato. Non appena il viaggiatore, cui viene offerto il bambino, lo prende in braccio, l’Ushi-oni si manifesta e il neonato si trasforma in una pesante pietra da cui la vittima non può liberarsi. L’Ushi-oni uccide l’umano e lo divora.

Da questa leggenda deriva la credenza popolare secondo cui, se a qualcuno viene chiesto di tenere in braccio un neonato, può farlo solo indossando dei guanti; durante la fuga, la persona deve gettare via tutto ciò che ha con sé, guanti compresi.

L’inganno del fagotto a Oda

Nella città di Oda, sempre nella regione di Iwami, la Nure-onna è descritta come la tata dell’Ushi-oni. La versione più diffusa della storia narra di una trappola tesa dal demone ai viaggiatori che attraversano la regione lungo le rive del mare o del fiume. Di solito la vittima vede una bellissima donna fradicia in piedi vicino all’acqua con un fagotto tra le braccia, intenta a cullare un bambino. La donna si avvicina al viaggiatore, supplicandolo di prendere il bambino per un istante.

Se il viaggiatore accetta, nel momento in cui prende in mano il fagotto, questo inizia a diventare incredibilmente pesante. Per quanto si sforzi, non riesce a lasciarlo cadere, né a muovere i piedi. È allora che la “donna bagnata” rivela la sua vera natura di Nagini, e il suo gigantesco corpo di serpente scivola nell’acqua. Subito dopo, appare l’Ushi-oni che divora l’umano.

Duplice natura e manifestazioni

La simbiosi tra Nure-onna e Ushi-oni è chiaramente descritta in una variante del racconto di Oda in cui il viaggiatore, pur essendo attaccato dall’Ushi-oni, riesce a fuggire o a sopravvivere in qualche modo all’attacco; poi, mentre scappa dal terrificante incontro, può sentire il demone sussurrare “Che peccato, che peccato”. Solo che la voce è esattamente la stessa della voce supplichevole di Nure-onna quando chiede al viaggiatore di tenere il bambino per lei. Ciò suggerisce che i due demoni siano o la stessa entità, ovvero la Nagini che può trasformarsi in Ushi-oni, oppure quest’ultimo può imitare perfettamente la voce della donna serpente.

Inoltre la duplice natura dei Naga è evidente nelle due versioni di Nure-onna: a volte essa viene descritta come una creatura metà serpente e metà donna; in altri racconti è l’incorporea Ubume, o il fantasma di una donna morta durante la gravidanza o il parto. In entrambi i casi ci sarebbe la richiesta di tenere in braccio il loro bambino, ed entrambi i casi l’incontro si concluderebbe con la morte della vittima umana.

Quanto alle ragioni del suo gesto, a parte il fatto di servire da esca per il predatore Ushi-oni, queste rimangono sconosciute. È certamente uno spettacolo formidabile, con il suo corpo serpentino gigantesco e con una forza tale da schiacciare gli alberi sotto la coda. Nure-onna si nutre di umani e il fagotto che porta non contiene un bambino, sebbene non ci sia una descrizione chiara di ciò che è realmente avvolto nel panno. Una volta che l’essere umano è paralizzato dal pesante fagotto, la Nagini estende la sua lunga lingua biforcuta e la usa per succhiare tutto il sangue dal corpo della vittima.

Diego Antolini