APOLLO; Mito, tecnologia e Coscienza di Lorenzo Piccinini
“Prima di librarsi in volo, l’Apollo del Belvedere dovette sconfiggere la terrena e pesante divinità Ctonia di Pitone, originaria di Delfi”; da quel giorno è come se l’Oracolo della cittadina greca situata sul monte Parnaso si fosse attivata ed il Tempio del Dio Apollo, iniziasse la sua missione ispirativa tramite la sacerdotessa Pizia la quale, entrando in stato di trance, rispondeva alle domande ed ai quesiti che i visitatori del famoso Oracolo di Delfi ponevano.
Apollo, divinità del Sole poi identificato con il Sole stesso, Helios, era anche Dio della Saggezza, delle arti, non ha caso le sue rappresentazioni lo raffigurano con la lira o la cetra in mano. Egli probabilmente non venne scelto a caso per dare il proprio nome alle missioni americane APOLLO, le famosissime missioni spaziali realizzate dalla NASA tra il 1961 e il 1975. Apollo quindi divinità del Sole, che va alla ricerca della Luna, sua controparte celeste sia fisica che energetica e già qui, una componente esoterica nella scelta del nome del Dio greco per questo progetto, svela un aspetto di ricerca interiore oltre che esteriore di chi coniò questo nome. Ricordando il celebre astronomo Carl Sagan:
“IL COSMO E’ DENTRO DI NOI, SIAMO FATTI DELLA STESSA MATERIA DELLE STELLE. SIAMO UN MODO PER L’UNIVERSO DI CONOSCERE SE STESSO”.
Ed è proprio per questo motivo che il progetto Apollo molto probabilmente si spinse fuori dall’orbita terrestre; una spinta conscia, ma nell’animo umano sicuramente una grande forza inconscia, la quale ci spinge per una logica mentale di conoscenza a cercare fuori, per poi chiudere il cerchio cognitivo comprendendo che l’esterno è uno specchio dell’interno. In connessione a ciò, sempre CARL SAGAN disse:
“LA TERRA E’ LA CULLA DELL’UMANITA’, MA NON SI PUO’ VIVERE PER TUTTA LA VITA NELLA CULLA”.
Da qui il mio pensiero va all’astronauta, ma prima ancora all’uomo EDGAR MITCHELL, uno dei pochissimi uomini terrestri ad aver calpestato il suolo lunare e autore del libro LA VIA DELL’ESPLORATORE.
Ora, andando a conoscere l’uomo Edgar Mitchell, una delle grandi domande che anche i più si sono fatti nel buio della loro interiorità, SIAMO MAI STATI SULLA LUNA? All’interno di questa nostra analisi non rappresenta il fulcro, bensì una sfumatura coscienziale. Senza l’accesso a determinati livelli di segretezza e documentazioni, ogni congettura risulta aleatoria a più livelli; la verità quindi è ipotizzabile, non certificabile. Sicuramente lo studio dei video, dei fotogrammi e di innumerevoli dettagli legati al famoso sbarco del 1969, fanno ipotizzare al film diretto da Stanley Kubrick in segreto, I volti e gli atteggiamenti spenti dei tre astronauti, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, durante le interviste erano cupi, non avevano quella meraviglia che in teoria dovrebbe avere un uomo che arriva sulla luna e realizza il sogno di un bambino.
Le pellicole realizzate in seguito da Capricorn One del 1977, a Fly me to the moon del 2024, per chi nei decenni ha notato il fatto che il cinema parli al grande pubblico a cui è diretto veicolando informazioni e simbologie, non può che farsi ancora più domande su quale gioco stia giocando, chi il gioco lo dirige; solitamente si dice ha fatto il doppio gioco, ma in questo caso forse anche il triplo.
Un punto di svolta di questa vicenda potrebbe essere l’ipotetico imprevisto radio frequenziale tra Neil Armstrong e la base di controllo terrestre: “MA COS’E’ QUELLO? AVETE UNA SPIEGAZIONE?” – “NON VI PREOCCUPATE, ATTENETEVI AL PROGRAMMA” – “MIO DIO E’ INCREDIBILE, NON POTETE NEMMENO IMMAGINARLO!” – “SAPPIAMO DI QUESTO, ANDATE DALL’ALTRA PARTE” – “ALLORA E’ UNA FORMA DI VITA QUELLA!” – “CAMBIATE FREQUENZA, ANDATE SU TANGO!” … Botta e risposta che continuò fino all’interruzione del segnale. Tutto previsto? Oppure realmente Neil Armstrong entrò in contatto visivo con velivoli e altre forme di vita presenti con lui sul suolo lunare in quel momento?
A questo punto, ciò che divulgò e testimoniò Robert BOB Dean, congedatosi dall’esercito americano dopo 28 anni con il grado di Sergente Maggiore, potrebbe avere una controparte di sostegno. Egli, stabilitosi dopo il congedo a Tucson, in Arizona, si dedicò all’ufologia. Disse di avere autorizzazioni speciali per accedere a documenti segreti e le immagini che mostrò nelle sue innumerevoli conferenze sulla tematica ufologica, non lasciano dubbi sulla loro autenticità.
Questa rapida infarinatura di Mitologia greca, Storia contemporanea e Ufologia ha l’utilità di allargare il ventaglio per una comprensione maggiore delle dinamiche storiche, soprattutto se viste da un punto di vista distaccato, senza schieramenti emotivi da parte del lettore. Osservando quindi questo intreccio dinamico dal punto di vista storico e di percezione popolare massiva di certe argomentazioni, possiamo notare che, non solo quando si va a toccare il mistero o elevati livelli del pensiero umano, l’uomo comune è figlio di un’emotività che lo porta a schierarsi, a difendere una propria bandiera cognitiva, cercando certezze per una propria sicurezza egoico intellettuale, dove prove schiaccianti non ve ne sono. Classico dell’essere umano quindi è la creazione di contrasti, conflitti, dibattiti, o meglio… DUALITA’. Rimanendo dunque sulle nostre argomentazioni ecco crearsi le tifoserie degli ALLUNATI e dei NON ALLUNATI; degli UFOLOGI e dei NON UFOLOGI.
Oggi, nel marzo 2026, rimanere arrancati ad antiche e quasi inorganiche radici fatte di scettica fibra antiufo è pressochè sterile viste le dichiarazioni quasi quotidiane di mezzo mondo sulla tematica sia dei velivoli non terrestri che dei loro piloti, ma quello che conta non è aver vinto la battaglia ufologica, ciò che conta è l’elevazione raggiunta.
Esultare per un goal al 90esimo dell’Extraterrestre Vrillon il quale penetrò nel segnale televisivo inglese della Southern Television il 26 novembre 1977, non eleva la coscienza di chi ha letto tanti libri sulla realtà Extraterrestre, ne tantomeno fa ricredere gli ostinati conservatori della nostra noiosa solitudine nell’universo anzi, li fa rifiutare ancora di più l’argomento, piuttosto che creare in loro fascino per la più grande rivelazione della storia umana.
Ecco quindi che il problema non è più UFO O NON UFO, in questo nostro cosmico Amleto, ma chi siamo noi ed a che livello si trova il nostro stato interiore di Coscienza. A questo punto possiamo chiudere il cerchio con il precedente accenno all’astronauta dell’Apollo 14 Edgar Mitchell.
L’Apollo 14 decollò il 31 gennaio 1971 atterrando sul suolo lunare il 5 febbraio. Furono Edgar Mitchell ed Alan Shepard a compiere la camminata extraveicolare all’interno della Formazione di Fra Mauro, con il compito di raggiungere il margine del crater Cone, missione non compiuta interamente, senza accorgersi che arrivarono a 30 mt dalla meta. Riportarono 42,80 kg di rocce lunari e fotografarono il sito di atterraggio della successiva missione Apollo 16.
Durante il volo di rientro sulla Terra, Edgar Mitchell descrisse così la visione di quell’infinito che noi possiamo solo immaginare:
“Nella spazio ci sono quasi dieci volte più stelle visibili ad occhio nudo rispetto alla Terra, perchè non c’è atmosfera. Parimenti, gli oggetti familiari sono approssimativamente dieci volte più vividi. Stelle e pianeti sembrano infuocati nella fredda oscurità. C’è la sensazione di essere avvolti dal cosmo, circondati dal meraviglioso e silenzioso luccichio della Via Lattea e di tutte le galassie che sono al di là. Abbandonato il nostro obbiettivo lunare, facemmo rotta verso casa, attraversando il vuoto.”
Dopodichè, all’interno di questa visione esteriore e contemplativa romantico descrittiva di una realtà percepita in maniera differente perchè differenti sono i paramentri percepiti delle leggi elettromagnetiche del nostro essere Esseri Umani, la catarsi:
“La sensazione era del tutto estranea. Mi sentii sintonizzato con qualcosa di molto più grande di me, qualcosa di molto più grande del pianeta al di là del vetro. Qualcosa di incomprensibilmente grande. Anche oggi, il ricordo di quella percezione ancora mi sconcerta. Molti dei miei pensieri e sentimenti di allora hanno subito un processo di alchimia. L’attività contemplativa e l’operazione di risveglio dei ricordi sono forse servite a illuminare le ombre di un evento così particolare. Ma il quadro è vivido come se non avesse perso nulla della sua limpidezza. Appare in lontananza nella mia memoria con straordinaria nettezza.
Ci fu all’inizio la presa di Coscienza che il pianeta fuori dal vetro accoglieva molti conflitti e discordie sotto l’atmosfera blu e bianca al contrario della sua apparenza pacifica ed invitante. Su una piccola penisola del sud est asiatico una brutale guerra civile veniva combattuta sotto una sottile volta di foglie. Una guerra che aveva richiamato l’attenzione di un altro paese, delimitato da invisibili confini dall’altra parte del pianeta. Sapevo che mio fratello minore e i suoi compagni dell’aviazione stavano volando li nelle loro missioni. Poi guardando al di là della Terra stessa, alla magnificanza del panorama più vasto, c’era la sorprendente consapevolezza che la natura dell’Universo non era come mi era stata insegnata.
La mia comprensione della distinzione e della relativa indipendenza di movimento di quei corpi cosmici era in frantumi. Cresceva in me una viva intuizione insieme ad una sensazione di onnipresente armonia; un senso di interconnessione con i corpi celesti che circondavano il nostro apparecchio spaziale. Specifici fatti scientifici sull’evoluzione stellare acquistavano un nuovo significato. Non era un’esperienza religiosa o staccata dal mondo, sebbena molti abbiano cercato di inserire simili eventi in quel modello; ne era una comprensione nuova di tipo scientifico, o qualcosa di cui fossi diventato improvvisamente cosciente. Era solo un segnale, un indicatore che mi direzionava verso nuovi punti di vista e una più ampia comprensione.
L’essere umano è parte di un continuo processo evolutivo, un processo più grande e intelligente di quanto la scienza classica e le religioni tradizionali siano state capaci di descrivere correttamente. Ero parte di un processo naturale più grande di quanto avessi mai capito in precedenza e si trovava tutto intorno a me, intorno a quel modulo di comando che si affrettava verso la Terra attraverso duecentoquarantamila miglia di spazio vuoto e nero.”
La descrizione di Edgar Mitchell prosegue arrivando a toccare i punti dell’origine energetica che portò ai legami molecolari di cui siamo composti e da quel giorno, avendo toccato e saturato un obiettivo di vita apparentemente esteriore e materiale a lui stesso come lo spazio ed il suolo lunare, iniziò il suo secondo viaggio… Quello della comprensione sottile, eterica essenziale, di noi stessi. Dopo aver saturato il viaggio esteriore, iniziò per lui il viaggio di ricerca interiore, il quale continua e continuerà, molto probabilmente anche quando il suo corpo, verrà salutato dall’essenza vitale che anima ognuno di noi su questo piano dimensionale.
chiudendo il cerchio, da mitchell, passando per socrate, al frontone del già citato tempio di apollo in delfi, l’iscrizione “nosce te ipsum”, traduzione latina che rappresenta molto probabilmente l’inizio e la meta ultima del cammino dell’uomo… conoscere sé stessi. forse è proprio questo, il più grande mistero dell’esistenza.
Lorenzo Piccinici
Ricercatore indipendente
Lorenzo VIVO Piccinini è laureato in Scienze dei Beni Culturali, con esperienze in scavi paleontologici negli USA accanto a John “Jack” Horner.
Ha viaggiato tra America, Polinesia ed Europa studiando culture antiche ed è autore di contenuti TV, web e documentari.
Premiato in ambito artistico e sociale, collabora con personalità dello spettacolo ed è attivo nel panorama culturale modenese
